“Justice Machines”

[Segnalazione del 11.2.2020]

Justice Machines
di Veronica CASALNUOVO
(Avvocato, Presidente Osservatorio ONDP)

Estratto gratuito da
VIOLA (a cura di)
(con Introduzione di Giovanni MAMMONE, Primo Presidente della Corte suprema di cassazione)
Diritto Avanzato, Milano, 2019

Il legame tra due eventi che avvengono in contemporanea e connessi tra loro non in maniera causale ma come due orologi che siano stati sincronizzati su una stessa ora.
È ciò che è accaduto tra l’uscita del libro “Interpretazione della legge con modelli matematici” del prof. Luigi Viola e la fine della lettura di “Justice Machines”, un libro di un giurista parigino, Jacque Carpentier (1881-1974), stampato in una manciata di copie nel 1954, è avvenuto quello che Carl Gustav Jung chiamerebbe sincronicità.
L’autore di “Justice Machines” affronta la questione millenaria dell’inaffidabilità del giudizio e della giustizia umana, facendo luce sul legame antichissimo (e forse avveniristico) tra il diritto e il caso. È il 1965. Un giovane avvocato si sveglia in un letto d’ospedale dopo un sonno lungo dieci anni. Torna a Parigi e subito si dirige al Palazzo di Giustizia, ma lo trova disabitato e silenzioso; che cosa ne è stato della vecchia giustizia? Lo scoprirà presto: non c’è più. Tutto è affidato alle J.M. o Justice Machines, apparecchi cibernetici che estraggono le sentenze a sorte, come in una lotteria.
Immediatamente dopo quel racconto di fantascienza giudiziaria, in cui l’incertezza generata dal puro caso assoluto e imparziale, e per questo equanime, è preferita a un’incertezza giuridica frutto della parzialità di magistrati politicizzati, mi imbatto in un libro dal titolo estremamente rassicurante “Interpretazione della Legge con Modelli Matematici”.
Un’opera quest’ultima che, al contrario di quella del giurista parigino, pareva fugare da subito quel terribile legame tra il diritto e il caso; la matematica applicata al diritto, un algoritmo matematico che funge da supporto integrativo agli operatori del diritto, nonché agli organi giudicanti, per una più celere e certa risoluzione delle controversie.
Cambia la prospettiva da cui guardare al diritto, da una visione distopica ad una utopica?
Un genio o un visionario il giurista di “casa nostra”? Forse entrambe le cose.
Il libro mi ha da subito entusiasmata e affascinata tanto da promuoverne una divulgazione diffusa, avvenuta non senza resistenze per via del pregiudizio di chi relegava la matematica ad una scienza per addetti ai lavori e voleva di contro il diritto posizionato nell’alveo delle scienze umanistiche.
A tal proposito ho sempre obiettato che la regola giuridica posta dal legislatore per disciplinare una determinata fattispecie si presenta come un testo, che per esser applicato deve essere compreso; orbene, ogni comprensione implica un’interpretazione e quindi genera, quale che sia il testo da interpretare, un campo di tensione dialettica tra il dato oggettivo (il testo, appunto) e la percezione soggettiva che se ne abbia.
E se i numeri sono stati lo strumento che ha permesso di calcolare tutto l'occorrente per inviare il primo uomo sulla Luna, se sono stati lo strumento per codificare l’informazione genetica (la matematica di Kurt Friedrich Gödel, di John von Neumann, di James Dewey Watson e Francis Crick è servita, applicata ad altre discipline, per comprendere i meccanismi della Natura stessa così come profetizzato da Galileo “la matematica è l’alfabeto col quale Dio ha scritto l’universo”) allora perché la matematica non dovrebbe essere nel contempo un comodo strumento per ragionare sulle norme e sulla loro applicazione? Lo stesso Platone, con la sua metafisica, diede alla matematica un ruolo fondamentale nella conoscenza umana.
Nonostante tutte le “resistenze” culturali, e le obiezioni mosse sull’aspirazione ad una giurisprudenza cristallizzata, stabile, impermeabile all’evoluzione della società, ritengo la portata dell’intuizione del prof. Viola rivoluzionaria, la sua opera geniale e visionaria, una luce all’interno del tunnel della Giustizia, la prima opera ad occuparsi in maniera integrata del fenomeno della giustizia predittiva.
L’autore del libro aspirando a garantire la coerenza e la prevedibilità del diritto , anche nella sua dimensione applicativa che non può in alcun modo essere trascurata, non ci presenta la matematica e il suo algoritmo come un passe-partout per spiegare e prevedere qualsiasi esito del giudizio; di fronte alla imprevedibile soggettività della mente umana nell’effettuare scelte libere ed autonome, la matematica inizia ad incespicare, così come di fronte alla particolarità di alcune materie, tipo il diritto di famiglia, in cui il dictum formale deve cedere il passo alla sensibilità del giudicante e al c.d. “interesse superiore del minore”.
Tuttavia il giurista che si approcci a risolvere un problema, con lo strumento messo a disposizione dal Prof. Viola, naviga nel mare del diritto orientato dalla bussola dell’algoritmo matematico e precisamente guidato dall'unica norma che expressis verbis si occupa di interpretazione, cioè l'art. 12 delle Preleggi rubricato appunto: " Interpretazione della legge".
I risvolti pratici sono lapalissiani soprattutto in relazione al problema del collasso dell'amministrazione della Giustizia, trattandosi di un potenziale strumento di deflazione del futuro carico di lavoro degli Uffici Giudiziari, proprio perché la previsione dell'esito del giudizio potrebbe incentivare sempre più le parti a trovare un accordo; quindi la prevedibilità e la stabilità del diritto anche come precondizione di un giusto processo di durata ragionevole.
È di tutta evidenza che se il processo diventa prevedibile, se gli strumenti a.d.r. (Alternative Dispute Resolution) come mediazione, negoziazione ed arbitrato si affermano e si sviluppano al posto dei “vecchi giudizi civili” in considerazione della pronosticabilità dell’esito di quest’ultimi, la Giustizia ne beneficia a 360 gradi.
In questa ottica l’algoritmo e la matematica diventano una necessità non potendosi ignorare anche le “ragioni della stabilità”; lo esigono elementari esigenze di garanzia che, pur in modo diverso, emergono sia nel settore civile che nel settore penale. È la necessità di assicurare l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la necessità di consentire a ciascuno di orientare i propri comportamenti anche in relazione alle conseguenze che ne possono derivare.
Orbene, algoritmi, intelligenza artificiale, giudici robot, è l’innovazione digitale che attraversa e passa anche per il mondo giudiziario, un mondo diverso da quello immaginato da Jacque Carpentier, in cui a dominare era l’alea e in cui le macchine producevano sentenze come in una lotteria.
Nel mondo del Prof. Viola, al contrario, è fondamentale l’ausilio e la capacità dell’operatore del diritto nell’inserire le variabili in gioco all’interno dell’algoritmo, con la conseguenza assolutamente rassicurante che il risultato sarà certo e sempre uguale finché le variabili rimangono le stesse; il risultato fornito sarà inevitabilmente influenzato dalla qualità dei dati posti come input, uno strumento di lavoro, quindi, che necessita delle abilità e competenze del professionista del diritto.
Il lavoro del Prof. Viola ci lascia ben sperare in un futuro più roseo per la nostra “Giustizia”, il suo algoritmo ci lascia intravedere un avvenire giudiziario, oramai non troppo lontano, che da pitagorica considero inevitabile; ritengo infatti che il mondo sia fatto di matematica, che sia la realtà stessa ad essere intessuta di matematica e fondata sul numero, che la base ontologica ultima dell’universo sia matematica e che, parafrasando Max Erik Tegmark, l’insieme delle disposizioni normative di un dato Paese in un dato istante non sia altro che un immenso pezzo della matematica di cui è costituito l’universo (o un certo universo parallelo).

Approfondimenti:
- L. VIOLA (a cura di), <<GIUSTIZIA PREDITTIVA E INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE CON MODELLI MATEMATICI>> (con Introduzione di Giovanni MAMMONE, Primo Presidente della Corte suprema di cassazione), Diritto Avanzato, Milano, 2019;

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