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ESAME AVVOCATO: l’esercizio pratico per la prova scritta (estratto gratuito da “I primi passi dell’aspirante avvocato”, II ed., 2020)

[Segnalazione del 27.3.2020]

M. CALAUTTI, L’esercizio pratico per la prova scritta

Estratto da

Francesco AVVEDUTO, Manuela CALAUTTI, Fabrizio CHIEFARI, Antonia Fabiola CHIRICO, Elisabetta MACRÌ
Giuda pratica alle novità del tirocinio professionale e dell'esame avvocato
II Edizione
Diritto Avanzato, Milano, 2020

Le nozioni teoriche quotidianamente immagazzinate dal candidato con lo studio dovranno poi trovare pratica applicazione nello svolgimento dei pareri e degli atti giudiziari.
Nonostante l’esame di abilitazione (ma anche il concorso notarile e quello in magistratura) preveda lo svolgimento di prove scritte, l’Università italiana non fornisce allo studente adeguata preparazione in tal senso: per cinque anni gli studenti non fanno altro che sostenere prove orali, senza mai affrontare un esame scritto.
Ciò comporta, inevitabilmente, la perdita all’abitudine della scrittura, nonostante essa sia alla base dell’esame di abilitazione e dei principali concorsi cui la laurea in giurisprudenza consente di accedere.
È perciò indispensabile che il candidato si eserciti quotidianamente alla redazione di pareri in materia di diritto civile e penale, nonché all’approfondimento delle principali tecniche di redazione e alla lettura dei pareri svolti.
Non in tutti gli studi legali l’attività è rappresentata dalla redazione di un parere da fornire al cliente, perciò qualora il praticante non dedicasse i diciotto mesi a tale studio, all’esame si troverebbe di fronte ad un qualcosa di nuovo e sconosciuto.
È utile dedicarsi perciò prima alla lettura di pareri, traendo spunto dai vari libri in commercio nonché dalle riviste specializzate per la pratica forense e dai principali siti internet ad essi dedicati, per poi passare al loro svolgimento.
Il candidato potrebbe, per i primi periodi, darsi l’obiettivo di un parere di civile e uno di penale da svolgere a settimana, per poi alzare il tiro con il passare dei giorni, sino ad arrivare allo svolgimento quasi quotidiano degli elaborati, esercitandosi con le tracce tratte dai libri o dai siti web.
In tal modo, nel corso dei mesi l’aspirante avvocato riuscirà ad affinare la paura del foglio bianco, che ci accompagna sin dall’esame di maturità.
Durante lo svolgimento delle esercitazioni a casa, è bene sin da subito iniziare ad utilizzare i codici (annotati o meno, a seconda della sessione d’esami), per poter prendere dimestichezza con il loro utilizzo, nonché munirsi sempre di un buon dizionario della lingua italiana e uno dei sinonimi e contrari: il primo sarà utile per evitare i frequenti errori nella scrittura di alcune parole, mentre il secondo risulterà indispensabile in sede di rilettura dell’elaborato, quando il candidato si troverà di fronte a parole ricorrenti che necessitano di essere sostituite da un sinonimo.
Secondo quanto previsto dalla legge in merito alle scuole di formazione obbligatorie per il praticante, nel corso del proprio tirocinio gli aspiranti avvocati dovrebbero ivi svolgere anche delle esercitazioni pratiche; anche quando le scuole entreranno pienamente a regime, è comunque buona regola per il candidato cercare di dedicarsi in proprio a tale attività di esercitazione.
Nei mesi precedenti all’esame, è opportuno simulare la prova scritta, chiudendosi in una stanza per sei ore solo con due tracce alternative, dei fogli protocollo, i codici e un vocabolario, staccando il cellulare e non uscendo dalla stanza per le prime tre ore. In questo modo, il giovane candidato riuscirà a gestire meglio in sede d’esame l’ansia, ed affinerà le capacità di sfruttare al massimo il tempo a propria disposizione.
L’ideale sarebbe dedicare mezz’ora alla scelta della traccia, per poi passare alla ricerca degli istituti sottesi sul codice, prendendo appunti su un foglio, scrivendovi tutte le idee che vengono in mente, ed infine, in fase di stesura della scaletta, effettuare una prima scrematura valutando ciò che è effettivamente necessario per la redazione del parere.
È importantissimo scrivere (a mano, non al computer), quotidianamente, anche per affinare la grafia, che è uno degli elementi che, in sede di correzione, possono fare la differenza: un commissario d’esame, che in una seduta deve leggere decine di elaborati che – spesso – dicono le stesse identiche cose, sarà più ben disposto verso un compito scritto con una grafia chiara e comprensibile, graficamente “bello” da vedere.
Una dote da perfezionare nei diciotto mesi di pratica, inoltre, è quella della sintesi.
Cervantes diceva che “Non c’è buon ragionamento che sembri tale quando è troppo lungo”.
Secondo l’opinione di chi scrive, il parere legale ideale non deve superare le quattro facciate di foglio protocollo, massimo sei se il candidato ha una grafia molto larga, ed in quei fogli deve trovare spazio il ragionamento logico giuridico che porterà il giovane avvocato a fornire all’ipotetico cliente la soluzione (appunto, il parere) al caso prospettato con la traccia d’esame.
Nei mesi immediatamente precedenti l’esame è inoltre opportuno che il candidato prediliga uno stile di vita ordinato, con degli orari fissi per studiare, mangiare, andare a dormire, in modo da arrivare all’esame il più rilassati possibile, ricordandosi di dedicare anche un po’ di tempo ad una sana attività sportiva, come per esempio la corsa.
Giovenale ci ricorda che mens sana in corpore sano.

Per informazioni, approfondimenti e consultare l'indice del volume: <<I PRIMI PASSI DELL'ASPIRANTE AVVOCATO. Dall'ultimo semestre universitario all'iscrizione all'Albo>>.

Per approfondimenti si veda anche la pagina dedicata a tutti i volumi in tema di <<Esame avvocato e pratica>>.

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